Natura in pixel

Questa è la pagina dedicata a tutte le informazioni su Natura in pixel. Un libro sui videogiochi per la beneficenza ambientale, curato da Chiara Ambrogio e Francesco Toniolo.

Qui sotto troverete, in futuro, le donazioni effettuate all’Oasi Lipu Bosco del Vignolo attraverso quanto raccolto con il libro.

Puoi andare qui per comprare il libro.

Natura in Pixel

Troverete anche le bio di autrici e autori che hanno contribuito al libro. Se volete saperne di più sulla genesi del testo e sulla call for papers che era stata fatta potete leggere qui.

Bio

Qui sono riportate le bio di tutte le persone che hanno contribuito al progetto. NOTA: non abbiamo ricevuto tutte le bio, vedremo se ci sarà modo di integrarle in futuro.

Chiara Ambrogio, laureata triennale e magistrale in comunicazione e marketing all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Videogiocatrice sin dall’infanzia e profonda conoscitrice del cinema d’animazione, ha sempre nutrito una grande passione verso l’universo dei media digitali in tutte le sue innumerevoli declinazioni. Nella vita si destreggia tra volontariato, attività di social media managing e la scrittura di articoli. Uno di questi, direttamente ispirato alla sua tesi di laurea triennale sul rapporto tra i videogiochi e il teatro, è stato pubblicato sul sito «IPID.dev» (Italian Party of Indie Developers) e successivamente ripreso dal portale «Everyeye.it». Il suo elaborato per il conseguimento della laurea magistrale si è occupato di analizzare il fenomeno (tanto sfuggente quanto capillare) della gamification.

Marco Bortoluzzi: Vive in mezzo ai monti del Trentino, quindi quando ha sentito che c’era da aiutare per una causa naturalistica non ci ha pensato due volte. Quando non abbraccia gli alberi o straparla di fortificazioni austroungariche, scrive per The Games Machine e per Frequenza Critica, di cui è uno dei fondatori.

Daniele Brussolo, psicologo psicoterapeuta. Con il gruppo Digitabilis – Percorsi di esplorazione digitale si occupa di media education, empowerment e contrasto ai divari socio-digitali in contesti formativi e di comunità. Docente presso il Master di Psicologia Digitale organizzato da Horizon Psytech e IDEGO, su tematiche relative ai processi identitari e alla promozione del benessere nell’ “onlife” e nei videogiochi.

Andrea Corinti è un autoproclamato “Italian Web World citizen”: un cittadino del mondo digitale condannato dalla feroce italianità scolpita nel proprio modus vivendi. Nato nel 1989 fra le splendide colline comasche, ha trascorso l’adolescenza tra l’Argentina e la Sicilia per poi fermentare una decina d’anni a Genova. Attualmente studia Scienze della comunicazione & media digitali e lavora come redattore web per la casa editrice Edilingua in quel di Atene, Grecia, dove vive dal 2019. L’amore per internet, musica, libri e videogiochi (oltre alle belle donne ed il buon vino) sono le poche costanti che si porta appresso nei suoi vagabondaggi.

Marco Favaro (1990) è Program Manager presso l’University of Europe for Applied Sciences di Berlino dove insegna Comparative Cultural Studies. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi Culturali e Scienze Umane presso la Otto-Friedrich-Universität Bamberg in cotutela con l’Università degli Studi di Verona. Precedentemente ha studiato filosofia a Roma Tor Vergata e alla Freie Universität di Berlino. È autore de La Maschera dell’Antieroe, pubblicato nel 2022 da Mimesis, libro che definisce le strutture e i concetti filosofici del genere supereroico contemporaneo. Marco studia, adottando una prospettiva prevalentemente filosofica, la cultura popolare, concentrandosi in particolare su fumetti e videogiochi. È coeditore del volume Batman’s Villains and Villainesses. Multidisciplinary Perspectives on Arkham’s Souls pubblicato nel 2023 da Lexington Books, ed è autore di diversi articoli tra cui “Dylan Dog’s Nightmares” (Critical Approaches to Horror Comic Books, Routledge), “The Horror Vs. L’Indagatore dell’Incubo” (Horror and Philosophy, McFarland), “Corpi, Macchine e Zombies” (Futuri. La Rivista italiana di Futures Studies) e “Antiheroes in the Rubble” (International Journal for the Fantastic in Contemporary Media). Nell’A.A. 2020/21, ha lavorato come docente all’Università di Bamberg, presentando un seminario sull'”antieroe”. Dal 2022 collabora con la rivista online Lo Spazio Bianco. Diversi suoi saggi, articoli e recensioni sono reperibili online in modalità open access.

Ambra Ferrari è docente di Comunicazione e Nuovi Media per Horizon Psytech & Games. Dottoressa di ricerca in Educazione nella Società Contemporanea, insegna Ludonarrativa, Player Experience, e i vantaggi dei videogiochi commerciali sullo sviluppo cognitivo e l'arricchimento valoriale presso il Master di Psicologia Digitale organizzato da Horizon Psytech e IDEGO. È membro del consiglio scientifico direttivo di Play Better e Formatrice in contesti aziendali, occupandosi di risoluzione dei conflitti, comunicazione efficace, e informatica per la Terza Età.

Enrico Gagliano, siciliano, classe 94. Scrittore in erba. Con Pirandello condivide la città natale, ma non il talento. Ha frequentato la facoltà di giurisprudenza dell’Università LUISS Guido Carli per poi laurearsi all’ università di Palermo. La sua tesi di laurea riguardava la “tutela dei consumatori minori all’ interno del mercato videoludico”, con la quale ha poi partecipato al premio IVIPRO nell’ anno 2021. Nel 2023 ha partecipato ad un tirocinio formativo presso l’ ONU ed ha pubblicato un articolo per la testata ONUITALIA. Persona in divenire, è alla continua ricerca di un modo per conciliare la sua passione per il medium videoludico con il suo percorso professionale.

Samuele Graziani laureato triennale e studente magistrale di Archeologia all’università La Sapienza di Roma. Oltre che di storia è appassionato di videogiochi e di scrittura. Prima di questa collaborazione ha partecipato a diversi concorsi letterari tra cui il  concorso letterario indetto dalla Biblioteca comunale “G. Taroni” di Bagnacavallo “Il racconto in 10 righe”, dove il suo racconto è stato segnalato dalla giuria, e  alla 31esima edizione di “San Valentino…innamorati a Camogli” indetto dal comune di Camogli,  dove la sua poesia è stata pubblicata ed esposta.

Pietro Iacullo, laureato con disonore in informatica. Attivo nella critica videoludica dal 2013, l’anno successivo fonda il sito web I Love Videogames per cui è webmaster e, fino al 2020, Creative Director. In seno al progetto nel 2016 avvia il podcast Gameromancer, di cui è co-autore e conduttore e che agli inizi del 2019 diventa un progetto stand-alone. Attraverso Gameromancer inizia ad occuparsi anche di tematiche sociali legate al videogioco e dello stato di salute delle persone impiegate nell’industria. Dal 2022 collabora anche con The Games Machine, la più vecchia rivista di videogiochi ancora in edicola in Italia.

Luigi Marrone, cofondatore di Ludenz, progetto indipendente di cultura del videogioco – tra rivista cartacea e canali multimediali online – che presenta analisi e pratiche creative sui videogiochi e sulle contaminazioni esistenziali tra l’essere umano e gli universi digitali. È designer e curatore di corsi di scrittura creativa in scuole pubbliche e associazioni culturali. Autore di saggi creativi, videoanalisi e performance di Video Game Art, la sua ricerca critica sul medium videoludico si focalizza sulle intersezioni fra simulazione e rappresentazione, psichico e virtuale, analogico e digitale. Interessato all’analisi che promuove ogni possibilità di trascendere il ludus digitale quale mezzo neutrale di disimpegno e puro intrattenimento, considera il videogioco – oltre che un mezzo di espressione ideologica, artistica e culturale – una dimora dimensionale della coscienza che influisce su diversi ambiti umani ancora da esplorare.

Riccardo Retez è un dottorando in Visual & Media Studies presso l’Università IULM di Milano, con particolare attenzione agli studi sociali, di pubblico e ai Game Studies. La sua ricerca si concentra sul comportamento degli spettatori sulle piattaforme di live streaming in relazione a fenomeni sociali di consumo sociale e culturale. Ha conseguito la laurea magistrale in Televisione, Cinema e Nuovi Media presso l’Università IULM nel 2019 e la laurea triennale presso la LABA di Firenze nel 2017. Contribuisce a pubblicazioni accademiche su riviste e volumi internazionali (Concrete Press 2020, Ludica 2020; Eracle Journal 2021, IFM 2021, Phoenix Papers 2022, Oxford Press 2023, Mimesis 2023) e lavora come curatore di eventi legati alla cultura visiva contemporanea.

Daniele Ricciardi: Appassionato di storie videoludiche, ma soprattutto delle strade che le connettono con le altre forme d’arte. Provo a valorizzarle scrivendo, ma soprattutto attraverso il progetto di analisi e divulgazione Arcadia Café.

Logan Singer (a.k.a Gianclaudio Pontecchiani) comincia a bazzicare il web conducendo un podcast che prima trattava di cinefumetti e poi anche di videogiochi. Da qui inizia a collaborare con alcuni siti d’informazione videoludica, per poi approdare in pianta stabile nella redazione di PSM PlayStation Magazine Italia (storica rivista di videogiochi italiana) per la quale, oltre a contribuire con recensioni, anteprime e quant’altro, si occupa anche di alcuni aspetti grafici (disegnandone le copertine e i fumetti che ogni mese erano presenti all’interno della stessa), del montaggio delle puntate del podcast dedicato e, in buona parte, anche del comparto social. Oggi è co-fondatore e anima grafica ed estetica del progetto Ludenz (www.ludenz.it) sia nella sua forma cartacea che digitale.

Marco Spelgatti (aka Queerginia Wolf) , scrive narrativa e zampetta tra game e narrative design. È metà di owofgames, duo che crea videogiochi queer (il primo titolo è non-binary). È parte del collettivo videoludico LemuRivolta, e tra le persone che organizza IN/VISIBIL3 – elaborazioni intersezionali per il mondo ludico, una convention che affronta il mondo ludico e videoludico con sguardo transfemminista e queer. Fa parte del collettivo Monsterə, creatric3 della zine queer weird sperimentale Monstera Fabulosa. Tra le pubblicazioni recenti il racconto erotico queer Lanzichenecchi (Frisson Magazine), il romanzo gotico La contessa e una rilettura transfemminista de L’orrore di Dunwich di Lovecraft (Notte di nozze, ed. Hypnos). 

Francesco Toniolo, PhD, insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Brescia e alla NABA di Milano. Tiene anche delle lezioni in altre realtà come la scuola Mohole di Milano e il master di game design dell’Università di Camerino oltre a corsi di formazione per docenti e altro ancora. Le sue attività di insegnamento e le sue pubblicazioni riguardano principalmente i videogiochi, ma si è anche occupato di altri settori delle industrie culturali e creative. Ha pubblicato numerosi contributi accademici tra saggi, curatele, articoli in rivista e capitoli in miscellanee. Ha anche lavorato nella manualistica per le scuole secondarie di secondo grado, dove è in particolare coautore del manuale Corrispondenze. Scrive contributi divulgativi per realtà come, «Libertà»(dove ha una rubrica settimanale sui videogiochi), «Everyeye.it», «FinalRound.it» e «La lettura delle ragazze e dei ragazzi» (l’inserto del «Corriere della sera»). Per le altre sue pubblicazioni guarda qui.

Un estratto dell’introduzione

Qui sotto trovate riportato un pezzo dell’introduzione del libro, in cui si parla del Bosco del Vignolo, a cui andranno i soldi raccolti attraverso questo libro.

Il libro che avete tra le mani nasce dunque con una duplice missione: in primo luogo, lanciare un doveroso grido d’allarme per ricordare a tutti lo status altamente precario del destino del pianeta che ci ospita. In secondo luogo, e su un piano più concreto, quest’opera corale servirà per sostenere una realtà che si occupa di salvaguardare l’ecosistema di un bellissimo parco naturale nei pressi di Pavia: l’Oasi Lipu Bosco del Vignolo. È una realtà specifica, che abbiamo scelto per diverse ragioni. In primo luogo per evitare grandi enti dove è facile la dispersione e la minor tracciabilità delle risorse donate.

Soprattutto, però, questa Oasi Lipu è un perfetto simbolo di rinascita.

Negli anni sessanta – e fino agli anni ottanta – in quella zona c’era solo una discarica di rifiuti solidi, poi in parte sostituita e in parte affiancata da una pista da motocross gestita da privati. Il classico luogo che sembrerebbe irrecuperabile e condannato. Ma non è stato così. Man mano emersero dei ripensamenti su quell’area, che portarono a una serie di iniziative da cui è poi emersa l’Oasi Lipu. Nata nel 1998, l’oasi si è poi estesa nel corso del tempo, passando dai sette ettari iniziali agli oltre venticinque attuali.

La trasformazione è stata enorme. Certo, si riconoscono ancora indizi di ciò che quell’Oasi era in passato. Non tutto cambia in un istante. E ci sono anche tracce nascoste: la discarica a cielo aperto è ancora lì, solo che non è più visibile, è solo stata ricoperta da spessi teli, su cui sono stati posti strati di terra, in cui oggi crescono gli alberi. Discorso simile per il campo da motocross: ancora se ne indovina il tracciato, ora divenuto un sentiero, e ancora, di tanto in tanto, affiorano pneumatici e altre tracce di quel passato. Ma oggi sia l’una che l’altro sono luoghi che ospitano numerose specie animali, che dispongono di differenti ambienti adatti a loro. Il Bosco del Vignolo mostra un bel ripensamento del rapporto con la natura, è un piccolo ma concretissimo esempio di come cambiare il corso degli eventi per trasformare una discarica e una pista privata da motocross in un bosco pieno di vita: due brutte storie a lieto fine.

Merita inoltre una menzione Fausto Pistoja, il responsabile dell’Oasi. Grande appassionato di natura in generale e di botanica in particolare, è anche fondatore dell’associazione Tiny Forest Italia, che si occupa di forestazione seguendo il metodo Miyawaki, basata sul principio del non limitarsi a piantare alberi, ma creare piccoli ecosistemi. L’associazione, per ora, ha al suo attivo 2 Tiny Forests, di cui una è la prima piccola foresta italiana in ambito scolastico, mentre sono in corso diversi altri progetti, soprattutto in Pianura Padana, un territorio martoriato che ha particolarmente bisogno di polmoni verdi.

Come detto questo libro sostiene l’Oasi Lipu Bosco del Vignolo. Vi invitiamo ovviamente ad approfondire la bella storia di questo bosco e, se non è troppo lontano da dove abitate, di andare anche a visitarlo. Potete inoltre fare donazioni aggiuntive, dirette, al Bosco del Vignolo.

Su www.lipu.it/dona tutte le modalità per far giungere il proprio contributo, specificando nella causale “Donazione a sostegno dell’Oasi Lipu Bosco del Vignolo”.

 specificando nella causale “Donazione a sostegno dell’Oasi Lipu Bosco del Vignolo”.

In questo caso i soldi donati non passeranno da noi e saranno destinati direttamente alle attività del Bosco del Vignolo e della LIPU.

Questo libro è nato da una call for papers che abbiamo fatto circolare online. Hanno risposto autrici e autori con differenti background e interessi. Anche per questa ragione, i loro contributi offrono un approccio variegato. Alcuni hanno un taglio più accademico, altri più divulgativo. Alcuni si soffermano su specifici videogiochi, altri propongono panoramiche più ampie. Considerando la natura e la finalità del libro abbiamo volutamente deciso di non uniformare eccessivamente i differenti testi, per lasciare una traccia più evidente di questa ricchezza di voci che hanno partecipato. A questo proposito, ci teniamo a ringraziare tutte le persone che hanno voluto inviarci un contributo per quest’opera.

Sempre alla luce della finalità del libro, abbiamo deciso di non inserire qui dentro le bio di autori e autrici. Potete però trovarle tutte quante nella pagina dedicata al libro su www.francescotoniolo.com.

Nelle prossime pagine troverete racconti, memorie, e più in generale testi che serviranno a (di)mostrare quanto il mondo del gaming sia in grado di agganciarsi ai più sentiti temi d’attualità e trattare di questi ultimi con una spiccata serietà – serietà forse ancora lontana dalla concezione che tuttora grava nei confronti dell’intrattenimento, soprattutto videoludico.

Donazioni

Qui saranno indicate le donazioni effettuate.

La prima donazione è stata effettuata il 03/05/2024 durante un evento pubblico a Garlasco.

Sono stati donati 410 euro, di cui:

340 raccolti da Amazon

70 raccolti quella sera stessa

Qui sotto potete vedere la cifra venduta su Amazon:

309,66 dalle vendite del cartaceo e 28,40 dalle vendite dell’ebook, per un totale di 338,06, che ho arrotondato a 340.

Qui trovate la ricevuta di pagamento:

Ho escluso dal conteggio le vendite di Itch.io (che al momento sono circa 18 dollari), le aggiungerò alla prossima donazione che verrà effettuata.

Chiara Ambrogio, Francesco Toniolo e Fausto Pistoja

Percentuali e altre info

Dopo lunghe riflessioni, abbiamo messo il libro su Amazon KDP. Come detto in passato, i margini dell’editoria tradizionale sono troppo bassi per portare a delle donazioni tangibili.

Abbiamo chiesto diversi preventivi per stampare privatamente il libro e inviarlo, ma avrebbe avuto costi molto elevati, contando che alla stampa bisogna aggiungere la spedizione (e purtroppo il piego di libri base finisce spesso perso – per esperienza personale – per cui serve il piego di libri raccomandata).

Per questi e altri problemi, tra cui quello di dover gestire un eventuale magazzino, abbiamo infine optato per Amazon, pur con la consapevolezza che non sia comunque la miglior soluzione possibile, visto che significa lasciare una fetta a una multinazionale.

Rimane comunque la modalità con cui poter dare la parte maggiore dei proventi all’Oasi, senza incappare in un numero enorme di costi palesi o nascosti. Alla fine è stato il miglior compromesso tra accessibilità e soldi ottenuti.

I soldi saranno ricevuti da Francesco Toniolo. Amazon bonifica dopo tre mesi. La cifra ottenuta sarà donata al Bosco del Vignolo.

Per chi se lo stesse chiedendo: purtroppo non era possibile fare in modo che i soldi del libro andassero direttamente all’Oasi, operazione che avrebbe semplificato il tutto. A loro vanno però direttamente i soldi delle donazioni effettuate tramite bonifico.

Sull’ebook, Amazon trattiene il 30% del prezzo di copertina, da cui bisogna anche togliere l’iva.

Sul cartaceo, Amazon trattiene il 40%. Oltre a quello bisogna sottrarre il costo della stampa, che è di 4,16 euro, e l’iva.

Potrebbero emergere piccole disparità in caso di acquisti in altre parti del mondo. Allo stesso modo, in base alla cifra potrei togliere qualcosa per compensare le tasse che dovrò pagare sui soldi ricevuti. Sarà comunque tutto documentato.

Anri di Astora (Dark Souls III) e l’alchimia

NOTA: Questo articolo è una trascrizione di un video presente sul mio canale YouTube. Realizzo queste trascrizioni per coloro che hanno bisogno di cercare (o citare) facilmente un punto specifico del video. O che preferiscono la lettura all’ascolto.

Rispetto al video il testo è leggermente modificato per rendere la lettura più scorrevole. Visto che l’originale è un video – quindi un contenuto discorsivo – non ha ovviamente lo stesso grado di approfondimento di un contributo pensato per essere in forma scritta. Per quelli vi rimando all’elenco delle mie pubblicazioni.

Video: Il percorso alchemico di Anri di Astora (Dark Souls III)

Allora, eccoci qua per parlare del percorso di Anri in Dark Souls 3 come una sorta di chiave di lettura alchemica. Se non mi conoscete Io sono Francesco Toniolo, sono un professore universitario esperto di videogiochi. E ho trattato questo argomento in uno dei miei libri che è Le nuove anime oscure, uno dei miei due saggi dedicati al mondo dei Souls. Potete comprarlo da Amazon insieme a Queste anime oscure. in entrambi i libri ho preso volta per volta, capitolo dopo capitolo, personaggi, ambientazioni, meccaniche dei Souls – quindi non solo Dark Souls ma anche Bloodborne, Sekiro eccetera – e sono andato a parlare di tutta una serie di questioni anche culturali, che emergono in filigrana all’interno di questi videogiochi.

Quindi, in uno di questi capitoli ho fatto una rilettura alchemica del percorso di Anri all’interno di Dark Souls 3. Precisiamo anche che questo è un video divulgativo per YouTube, quindi andiamo un po’ a semplificare, anche da un punto di vista dell’alchimia. C’è dietro una tradizione molto lunga, molto complessa, spesso poco capita, quindi andremo ovviamente a prenderla in un’ottica piuttosto generale. Poi ripeto, se volete saperne di più prendete il libro. Ci sono tutti i riferimenti bibliografici, letture ulteriori che potete andare a vedere.

Innanzitutto noi abbiamo appunto tre personaggi tre primi personaggi che entrano in gioco in quest’ottica, in questo discorso di trasmutazione alchemica. Uno è il protagonista, quindi il nostro eletto, il personaggio che noi andiamo a controllare: il Chosen One. Poi abbiamo Anri e Horace.

Horace è caratterizzato dal mutismo. Non parla. Già questo è significativo. Ci sono anche tutta una serie di testi della tradizione alchemica legati a tale elemento. Lui e soprattutto Anri pensateli in un’ottica metaforica, legata alla trasmutazione dei metalli. Poi, in realtà, la trasmutazione dei metalli ha a sua volta a che fare simbolicamente con tutta un’altra serie di tramutazioni, di cambiamenti. Ma, ripeto, non è la sede per approfondire il discorso.

Comunque, in effetti, quando noi conosciamo Anri per la prima volta lo troviamo già abbastanza “minerale” nelle sue caratteristiche. Perché ha un’armatura, è seduto su una roccia, in un paesaggio a sua volta roccioso, dove appunto questo elemento prevale sulla vegetazione circostante.

Altra cosa: andate a fare caso anche ai colori. Questa componente cromatica che fa parte del processo Alchemico. Se ci pensate queste sono le tre fasi classiche che forse avrete anche sentito nominare: la nigredo l’albedo e la rubedo.

Qui abbiamo però un colore precedente che è il blu. Si parte dal blu perché appunto sono le sentinelle Blu. Anri e Horace fanno parte di questa covenant, di questo gruppo legato a questo colore. Un colore che generalmente, guarda un po’ il caso, in effetti precede o è contemporaneo a quello che è il nero, sempre in ottica alchemica.

Quindi iniziamo già a vedere dei parallelismi interessanti. Poi uno potrebbe anche fare questa domanda: tutto questo è voluto? In realtà penso di no. O meglio, non ci sono dichiarazioni di Miyazaki a riguardo. Quindi, che tutto ciò che dirò sia effettivamente voluto probabilmente no… che ci siano però state degli influssi, dei pensieri, probabilmente sì. Perché comunque è anche piuttosto noto ormai delle letture di Hidetaka Miyazaki che ha attinto a tutta una serie di tradizioni occidentali, in modo un po’ sparso, un po’ sparpagliato.

Il fatto che lui da giovane, da bambino, aveva questo interesse per tutta una serie di letture che non capiva fino in fondo, anche per la questione della barriera linguistica. E quindi appunto ne attingeva dei tasselli, dei segmenti, e poi andava a ricostruire un senso più ampio. Se vi ricorda qualcosa e state pensando a come funzionano Dark Souls e dintorni… Esatto è proprio quello, è proprio quella stessa modalità di approccio alla questione.

Quindi probabilmente ci sono state delle delle suggestioni, dei tasselli che poi ha ricombinato in un modo suo. Per cui, di nuovo, ci sono degli elementi di fascinazione, che rivelano comunque la ricchezza dei legami che noi possiamo fare emergere da un videogioco come questo.

Possiamo prendere un testo che è piuttosto interessante di Giuseppe Sermonti, che ha scritto un libro sulle sulle fiabe, una rilettura alchemica delle fiabe (Fiabe del sottosuolo) e lui parla di questa figura della “bambina”. Qui la bambina corrisponderebbe al nostro Anri.

Ora, Sermonti dice anche che la “bambina” non è necessariamente una femmina, non è necessariamente una bimba. Può essere anche una figura adulta, però usa questo termine per indicare questo stadio nascente della materia, della sua trasformazione.

Una “bambina” che è anche a rischio, sempre anche qui in un’ottica fiabesca, di essere mangiata, di essere divorata dal’Orco. L’Orco delle fiabe. Se pensate ce ne sono di tutti i generi, grandi divoratori di bambine e bambini dall’Orco di Pollicino, di Puccettino e tutta un’altra serie di figure. E anche qui in Dark Souls 3 in effetti abbiamo un orco. Più di uno in realtà, però quello che viene immediatamente in mente è il nostro Aldrich.

Aldrich è l’Orco della situazione, da cui Anri e Horace erano scappati eccetera eccetera. Sempre ne Le nuove anime oscure c’è anche un capitolo su Aldrich. in cui si spiega perché questo personaggio, meglio di tanti altri, va a rappresentare quella che potremmo definire la morale dei Souls.

Quindi c’è appunto un “Orco”. Il nostro Orco è Aldrich. Poi ci sono i “maghi”. Sempre nell’ottica di Sermonti, quando lui parla di come nelle fiabe si possano fare delle riletture alchemiche ci sono i “maghi”, che si affiancano alla “bambina”. Quindi i maghi sono responsabili del cambiamento.

Qui in Dark Souls 3 i responsabili del cambiamento per Anri sono potenzialmente due. Aggiungiamo sempre anche il termine “potenzialmente”, perché in base alle scelte che uno va a fare all’interno di Dark Souls 3 possono cambiare alcune cose. Volendo uno potrebbe anche non portare avanti questa storia: ammazzate subito Anri e fine della questione.

Però, tornando ai “maghi”, ne abbiamo due. Il Chosen One e/o a seconda punto dei casi Yuria. Qui abbiamo già uno schema piuttosto interessante. Ricordiamoci anche questo elemento di genere: se il nostro protagonista è un maschio, allora Anri è una femmina e viceversa. Questo perché, anche qui, c’è il discorso del matrimonio alchemico come unione degli opposti. Sole/Luna, maschile/femminile, re/regina che però appunto sono in una chiave simbolica.

Quindi c’è un forte senso di simbolismo. Il loro non è un matrimonio carnale ma un matrimonio mistico. Un matrimonio che ha tutta una sua simbologia. Quindi è chiaro che siano appunto legati a questi due generi.

In che modo bisogna avviare il nostro o la nostra Anri alla trasformazione? Attraverso l’operato del Chosen One in qualità di “mago”, quindi di addetto al cambiamento, alla trasmutazione della materia. Bisogna trovare quella che è la Nigredo. Quindi prima eravamo legati al blu, che è un colore embrionale, un colore di presentazione, un colore giovane per tanti aspetti. Anche questo è interessante, possiamo dirlo come curiosità, se andiamo a vedere il passato non c’era concettualmente il blu in tutta una serie di tradizioni, di popoli, di lingue. Se ci pensate, anche i poemi omerici hanno il mare colore del vino. Non è blu. Anche questo è interessante, anche se ci porta un attimino fuori dal nostro discorso.

Comunque, nigredo, cioè il più nero del nero. Anche definita la “testa di corvo”. Cosa c’è di di più nero del nero in ? L’Abisso. Uno potrebbe pensare che troviamo questa cosa nella cattedrale di Aldrich, ma in realtà c’è da fare un altro passaggio, prima. Quindi dobbiamo superare dei guardiani della soglia (per prendere un elemento narratologico) dell’Abisso. Bisogna allora andare nelle catacombe di Carthus. Che tra l’altro si trovano sopra a quella parte magmatica (il Lago Ardente) che se vogliamo ha un corrispettivo alchemico. Perché è come la fiamma sotto l’atanor, sotto il forno alchemico. Quindi si possono trovare tutta una serie di parallelismi anche da questo punto di vista.

E lì oltre le catacombe abbiamo quella che è la battaglia con il Signore supremo Wolnir, che tra l’altro – anche qui, notate – era chiuso in un calice. E il calice potrebbe nuovamente indicare l’atanor o qualcosa di simile. Il Signore supremo Wolnir è un re, è un sovrano del passato. Ha vari elementi di regalità. Quindi, anche qui, che cos’è? Il “re vecchio”. Anzi, il “vecchio tiranno”, precisamente, che deve morire. Di nuovo, stiamo parlando in termini simbolici. Deve morire per far sì che la materia abbia il suo cambiamento. Questa “tirannia” per esempio è lo zolfo volgare o qualcosa di simile.

Comunque, le componenti residuali della materia vengono meno durante il processo Alchemico E un’altra cosa che viene meno sono le impurità. Ora, sempre in termini simbolici, quali sono le impurità che Anri si lascia dietro più o meno in questo punto? Horace.

Quindi via, ce lo togliamo di torno. Horace rappresenta appunto queste impurità della materia che rimangono indietro. Anri deve lasciarle alle spalle. Qui si trova, tra l’altro il nostro personaggio inghiottito in quelle che sono le tenebre delle catacombe, che sono anche poi tenebre dell’anima. Quindi un momento molto sconfortante, problematico, che però è una tappa necessaria perché questa nostra fase è funzionale a quella che è la trasformazione alchemica.

Ed è poi tempo di giungere a quella che una fase di di trasformazione legata un elemento che – guarda caso – è l’argento. E l’argento è un metallo per tante ragioni lunare. E guarda caso dov’è che usciamo dopo la lotta con Wolnir? A Irithyll, sotto la luna.

Anche qui seguiranno tutta una serie di trasformazioni. Poi ci saranno le altre due fasi del processo alchemico che ho trattato nel libro. Qui ci tenevo a farvi almeno una prima bozza sull’inizio del processo, poi non vado sulla parte successiva che è trattata nel libro Le nuove anime oscure. Però abbiamo già anticipato anche alcuni elementi come il matrimonio alchemico.

Ranni e il millenarismo – legami apocalittici in Elden Ring

NOTA: Questo articolo è una trascrizione di un video presente sul mio canale YouTube. Realizzo queste trascrizioni per coloro che hanno bisogno di cercare (o citare) facilmente un punto specifico del video. O che preferiscono la lettura all’ascolto.

Rispetto al video il testo è leggermente modificato per rendere la lettura più scorrevole. Visto che l’originale è un video – quindi un contenuto discorsivo – non ha ovviamente lo stesso grado di approfondimento di un contributo pensato per essere in forma scritta. Per quelli vi rimando all’elenco delle mie pubblicazioni.

Video: Ranni e il millenarismo. Legami apocalittici in Elden Ring

Quali legami ci sono tra Ranni di Elden Ring, l’Apocalisse di Giovanni e il millenarismo?

Se non mi conoscete Io sono Francesco Toniolo sono un professore universitario esperto di videogiochi. Ultimamente sto scrivendo quello che è uno dei miei nuovi libri in uscita, che sarà intitolato Interpretare Elden Ring [nota: nel frattempo il libro è stato pubblicato]. Come potete immaginare dal titolo, ho raccolto tutte le varie interpretazioni del videogioco, per darne una panoramica completa. Uscirà probabilmente all’inizio di ottobre o giù di lì. Quindi tenete d’occhio il canale e iscrivetevi per saperne di più.

Nel frattempo, se già non li avete letti, ci sono gli altri miei due saggi sulla serie dei Souls in generale con anche due capitoli su Elden Ring li trovate qui sotto sono Queste anime oscure e Le nuove anime oscure. Dateci un occhio, leggeteli, comprateli, e se l’avete già fatto recensiteli, che fa sempre piacere vedere un po’ i commenti delle persone.

Comunque, dicevamo di Ranni, un personaggio noto se conoscete Elden Ring. Secondo alcuni è l’effettiva protagonista di Elden Ring perché tutto, a seconda di come si va a interpretare, ruota intorno a lei. E ci sono dei legami interessanti con questi altri aspetti che stavamo citando, come il millenarismo.

Mentre stavo guardando queste varie fonti per il libro, una cosa che ho notato è che molte persone hanno provato a dare varie interpretazioni in un’ottica cristiana a quello che è Elden Ring. La cosa non ci stupisce: ci sono tutta una serie di simboli, di personaggi, di nomi che richiamano in modo più o meno diretto l’immaginario cristiano. Ovviamente ibridato, unito con quelle che sono altre tradizioni. Questo è chiaro, però anche solo la tartaruga-papa con la mitria sicuramente vi è venuta subito in mente.

Però non è tanto di quest’ottica generale che andremo a trattare la questione, ma di questo aspetto più specifico: molti si sono messi a dire: sembra che all’interno del gioco ci siano tutta una serie di rimandi, di collegamenti, con quello che è l’Apocalisse di Giovanni.

Un libro molto noto almeno di nome. In realtà ben pochi sanno cosa ci sia effettivamente dentro. Si tende a pensare – e anche questo è interessante per il discorso che andremo a fare – che sia da leggere in una chiave sostanzialmente escatologica. Quindi qualcosa che ha a che fare con la fine del mondo, coi tempi ultimi, con le cose ultime, i novissimi. Tra cui c’è il giudizio universale, quindi ciò che attende l’essere umano dopo la fine della vita.

Quindi l’Apocalisse sarebbe una sorta di profezia. Questa è una delle tante interpretazioni possibili. Ma in realtà si va anche a pensare da sempre che l’Apocalisse di Giovanni in realtà parli di altro. Seppur ammantata da questa terminologia, da queste immagini come i sette sigilli, le sette trombe, i vegliardi, i cavalieri diventati cavalieri dell’Apocalisse ecc.

Tutto questo andrebbe a raccontare in realtà degli eventi sostanzialmente storici, più o meno contemporanei al momento in cui è stato scritto il testo. Per cui, per esempio, un nome che potreste trovare molto frequentemente nelle interpretazioni è quello di Nerone. In particolare Nerone redivivo. Quindi non Nerone in sé, ma tutta una serie di persone che si erano spacciate per lui, con l’idea che fosse tornato eccetera. Questo potrebbe dare un senso a varie interpretazioni, sul fatto che la testa della bestia era stata ferita ma poi la ferita è guarita è tutta un’altra serie di cose che troviamo nel testo.

Quindi, insomma, questo è un po’ l’Apocalisse. Cosa c’entra Ranni e cosa c’entra soprattutto quest’altra parola che vedete, millenarismo?

Sul millenarismo devo dare un po’ di spiegazioni prima di arrivare a Elden Ring, quindi seguitemi un attimino. Il millenarismo identifica tutta una serie di movimenti che nella storia si sono susseguiti e che ci sono tutt’ora. Essi hanno sostanzialmente l’idea che la fine dei tempi sia più o meno prossima e che quindi ci saranno tutta una serie di cambiamenti più o meno – appunto – apocalittici, nel termine come lo intendiamo noi oggi, e di trasformazioni.

Però perché proprio “millenarismo”? Perché c’è un’idea che è molto strettamente legata all’apocalisse di Giovanni. Il fatto che ci sarà un regno di mille anni di Gesù Cristo. Poi alcuni lo intendono in un modo diverso: può essere anche una sorta di multiplo di mille in base a quella che è una sorta per esempio di settimana cosmica, in cui ogni giorno corrisponde a mille anni. L’età della terra, in quest’ottica, sarebbe di 7000 anni quindi il penultimo o l’ultimo giorno potrebbe essere questo.

Quindi questo regno di Cristo sulla Terra, durante il quale il demonio rimane imprigionato, è un periodo di grande splendore, di pace e tranquillità e quant’altro, al termine del quale arriverà effettivamente la prospettiva ultima, arriverà il giorno del giudizio alla fine dei tempi. Questo si declina Tra l’altro sia in ottica cristiana sia in ottiche ebraica. Chiaramente in un’ottica cristiana c’è l’idea del ritorno di Cristo. Prima di tornare per quello che è Il giudizio universale ci sarà questo periodo, quindi una sorta di momento paradisiaco ma sulla terra. Invece in un’ottica ebraica il Messia deve arrivare, quindi sarà l’effettivo arrivo del Messia.

Ora, innanzitutto, forse se avete ben in mente il dialogo di Ranni alla fine del suo finale in Elden Ring, forse vi è sia già accesa una lampadina, legata a questo numero. Quando siamo nel finale, abbiamo fatto tutta la quest di Ranni e lei viene evocata, dice appunto che l’ordine che fin lì c’è stato sarà annullato. Adesso ci sarà un nuovo percorso, sotto la guida della luna, e sarà un periodo di mille anni.

In particolare parla di questa sorta di viaggio astrale, questo percorso della durata appunto di mille anni. La cosa è già interessante perché è stata poi interpretata in tantissimi modi diversi. Vi dicevo appunto della ricchezza delle interpretazioni sui vari elementi di Elden Ring: è una cosa che sto trattando in vario modo e ci sarà proprio anche una parte del libro dedicata specificamente a Ranni e al suo finale.

Si toccherà anche la questione della traduzione, che magari toccheremo in altri video Ma in questo caso non modifica particolarmente il senso, perché sia il testo inglese che quello giapponese hanno questo elemento dei mille anni. Quindi non è una aggiunta o una interpretazione sbagliata o quant’altro, come può essere successo in altre occasioni.

Questo dei mille anni è allora un elemento fondante di questo discorso e forse si può interpretare effettivamente l’età delle stelle di Ranni in una prospettiva di millenarismo. Quindi il senso di questo suo regno, di questo periodo sotto la guida della luna, che durerà mille anni, è un regno che possiamo immaginare sia pacifico.

Per quello che ci va a dire Elden Ring non sappiamo molto, però sicuramente sembra aver perlomeno sbloccato quell’elemento di ciclicità, di ritorno su se stesso in cui si era trovato l’Interregno. Altri finali, seppur con prospettive diverse – soprattutto quello di base – rimetton tutto quanto nello stato precedente delle cose. Ci sono alcune differenze, ma non risolvono nulla del progressivo declino.

Qui con Ranni vediamo invece una trasformazione. Possiamo immaginare effettivamente una sorta di regno di pace, al termine del quale magari arriverà anche un momento di giudizio universale. Qui si va sull’interpretazione e l’immaginazione. Anche perché, chiaramente, ci allontaniamo sempre di più da quanto si vede in Elden Ring.

Ci sono però anche altri elementi interessanti, tra cui il fatto che, se torniamo sempre all’Apocalisse di Giovanni, una delle immagini che accompagnano questo discorso sui 1000 anni è quello dello sposalizio. Abbiamo uno sposalizio ovviamente simbolico. Viene indicata la sposa di Cristo. Questa si può intendere in vari modi, come la Gerusalemme Celeste, la comunità dei fedeli, la chiesa ecc. La chiesa sposa di Cristo è un’immagine ricorrente.

È significativo il fatto che, nel finale di Elden Ring, quando siamo appunto lì con Ranni, lei sottolinea questo aspetto: il consorte eterno. Allunga la mano con l’anello verso il Senzaluce e lì si chiude il filmato, come ben ricordate se avete giocato Elden Ring.

Ranni allunga la mano dove avevate in precedenza messo l’anello al suo dito e vi invita a seguirla in questo viaggio, in qualità di suo consorte eterno. Quindi ci sono dei parallelismi interessanti.

Poi, detto questo, se siamo davanti a un elemento effettivamente voluto e pensato forse no. Qui si aprono anche dei discorsi curiosi. In uno dei video che ho caricato di recente si parlava per esempio di una fonte esplicita dichiarata proprio da Hidetaka Miyazaki. In un’intervista ha detto che si sono ispirati a Eternal Champion di Moorcock. Quindi li siamo davanti una fonte esplicita. In molti altri casi ci sono fonti non dichiarate ma evidenti. E in questo senso un sottofondo cristiano c’è sicuramente, perlomeno a livello epidermico, superficiale. Parlare di apostoli, mettere una mitria in testa una tartaruga, avere delle chiese che hanno anche una pianta che ricorda molte Chiese cristiane eccetera eccetera siano elementi espliciti.

Molti hanno fatto anche una serie di parallelismi, parlando di Marika, Radagon e la Grazia come una sorta di corrispettivo della Trinità. Insomma, ci sono tante prospettive: le ho citate nel libro. Quando uscirà potrete vedervi un po’ il quadro completo con la ricostruzione di questo elemento. Effettivamente siamo molto in un’ottica di interpretazione, però è una cosa curiosa Anche questo è il bello di un’opera come Elden Ring: siamo davanti a un’opera molto ricca, molto sfaccettata, dove si può anche andare a spaziare in vario modo, come abbiamo fatto in questo caso.

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