Perché col primo videocorso ho sbagliato tutta una serie di cose che ora sto facendo correttamente.
Ok, signore e signori, parliamo degli errori che ho fatto.
Sarà un contenuto estremamente utile per chiunque abbia in mente di creare un prodotto mediale, proporre un videogioco al mercato… cose così.
So che tante persone che rientrano nella casistica mi seguono.
E se ne conoscete delle altre girate pure l’articolo.
Vi dico anche fin da subito che:
- Quando c’è un problema è quasi sempre nei fondamentali
- In questo caso uno dei “fondamentali”… ero io stesso. Perché puoi sapere tutto e puoi anche essere bravo a farlo applicare agli altri, ma quando poi tocca a te è diverso.
Quindi adesso vedrò di raccontarvi tutto quanto con il maggior numero possibile di dettagli.

Ci ho pensato su qualche giorno, perché sono cose che forse non mi sarei sentito di dire neanche in una lezione a porte chiuse.
Poi però mi sono ricordato di un paio di cose.
La prima è che per essere un vero docente devi dare agli altri la possibilità di imparare dai tuoi errori.
(A meno che uno non stia insegnando qualcosa di totalmente teorico, forse).
Se nascondi o edulcori non stai rendendo un buon servizio.
E già questo per me è un punto sempre più importante, dopo anni di insegnamento tra università e accademie (e corsi di formazione, consulenze…).
Il secondo punto è che siamo probabilmente tutti stanchi del meccanismo social che ti porta a vedere solo i successi altrui. A volte reali, a volte gonfiati, a volte inventati.
Intendiamoci, ci sono persone di grande e meritatissimo successo che seguo con piacere, perché ciò che fanno mi riempie di motivazione.
Però se vedi sempre e solo le storie di successo ti senti doppiamente uno schifo quando qualcosa che fai tu non funziona al meglio.
Anche perché spesso, quando presti un po’ più di attenzione, ti rendi conto che dietro (quasi) ogni storia di successo ci sono un mare di casini.
Errori su errori.
Periodi in cui non entrava un soldo.
Sfiducia, tristezza, depressione.

Per cui eccoci qua, adesso vi racconto col maggior numero di dettagli possibili cosa ho fatto correttamente e soprattutto cosa ho sbagliato, quando ho iniziato con la vendita dei videocorsi.
E poi vi dirò anche cosa è cambiato dopo qualche mese.
Videocorsi e infobusiness
Iniziamo col dire che l’infobusiness è un mondo molto complesso, talvolta venduto come molto facile.
Sì, ti eviti tutta una serie di spese (negozio fisico, magazzino…) ma devi produrre informazioni che vendono altre informazioni.
Da un lato diventi “parente” dei content creator, ma il loro focus è spesso altrove, visto che non producono (primariamente) contenuti per la vendita ma per l’intrattenimento (a cui si legano sponsorizzate, ads, link affiliazione e qualsiasi altra cosa volete inserire).
Dall’altro ci sono ondate di sfiducia verso questi contenuti.
Negli ultimi mesi si è parlato tanto di “fuffaguru“. Non è un termine che mi piace e nel calderone finiscono a volte anche dei formatori serissimi, ma è vero che nell’infobusiness girano anche un sacco di filibustieri.
Ora, almeno quest’ultimo punto non mi preoccupava affatto.
Ho un dottorato di ricerca. Insegno in università. Ho lavorato con realtà importanti e affermate. Ho pubblicato libri con importanti editori di saggistica, oltre a manuali per le scuole, articoli accademici…
Poi, per carità, può capitarti il tizio che non crede al fatto che tu tieni dei corsi in università (ignorando il fatto che c’è la mia pagina docente…), però in caso di obiezioni ci metterei poco a dimostrare che almeno quel minimo di credibilità ce l’ho.
Anche il discorso content creator non mi preoccupava troppo. Certo, non ho il phisique du role da influencer di successo (e neanche il tempo… quello diventa un lavoro full time) ma non è necessario. Tanto non devo diventare virale. Mi basta raggiungere poche persone “giuste”.
Mi è già successo in diverse occasioni: contenuti che magari hanno visto un centinaio di persone ma che mi hanno portato dei lavori interessanti.
E fin qui tutto bene.
Ma in effetti non ho risposto a quella che può essere forse una domanda che qualcuno si sta ponendo: perché fare videocorsi?
Perché mi sembravano l’estensione ideale della mia attività di docenza.
Visto che non posso fare un numero infinito di lezioni, convegni, call e consulenze, con la vendita di videocorsi potevo superare questo limite temporale. Uno acquista il videocorso e lo ascolta quando vuole e quante volte vuole, a prescindere da quel che io sto facendo.
Bene. Il punto successivo è stato chiedersi “quali videocorsi”?
Dovevano essere dei contenuti che non fossero in competizione con università e accademie. Dovevano essere delle ideali integrazioni o qualcosa che si rivolgesse a un pubblico differente.
E ovviamente dovevano essere contenuti utili.
Mi sono guardato in giro e mi sono chiesto se ci fosse un “chi”, una categoria di persone, che aveva un problema a cui potevo dare una soluzione.
E c’era un grande bisogno legato al trovare lavoro nel mondo dei videogiochi.
Avevo aiutato direttamente alcune persone (portfolio, come e dove cercare, che cosa valorizzare, come presentarsi…) ed era andata bene. Avevo poi seguito più o meno direttamente tutto il mondo degli stage universitari, vedendo quali erano le maggiori criticità, cosa volevano generalmente le aziende, ecc. Conoscevo bene il mercato. Avevo anche scritto un libro sulle professioni del videogioco…
Allora mi sono confrontato con qualche persona che aveva più esperienza di me nell’infobusiness e i pareri erano contrastanti.
Da un lato, sentivo che il “come trovare lavoro” non è una buona proposta, perché attiri solo persone che cercano il “trucchetto”. Trucchetto che ovviamente non c’è.
D’altra parte sentivo anche pareri positivi. Dicevano che se vai su nicchie specifiche quel rischio si assottiglia considerevolmente perché hai molti meno opportunity seeker e “soggettoni” tra le scatole.
Benissimo. Decido di fare il videocorso.
Cosa è andato bene o comunque non così male
Cominciamo con quel che è andato bene.
Il primo punto è… il videocorso stesso, inteso come contenuti.
Prima di pubblicarlo l’ho mostrato ad un paio di persone e i feedback erano ottimi. Anche coloro che lo hanno acquistato hanno dato poi conferma. Conteneva un sacco di elementi che spesso le persone non prendono nemmeno in considerazione.
E ovviamente è andato bene il fatto di aver potuto io stesso imparare un gran numero di cose su videocorsi, infobusiness ecc. Più precisamente, passare dalla teoria alla pratica. Perché era comunque un settore su cui avevo “studiato” parecchio.
Ma in ambiti del genere la teoria è inutile, se resta tale.
Passiamo poi ai punti che, diciamo, non sono andati né bene né male. Sono più che altro cose che non avevo valutato a sufficienza o che ho scoperto strada facendo.
Il fattore più importante è che avrei fatto meglio a iniziare con qualche altra cosa, perché come prodotto “di punta” non funzionava benissimo.
è uno di quei prodotti che hai nell’arsenale per proporlo a persone che hanno specifiche esigenze, ma nella tua “vetrina” metti qualche altra cosa.
Peraltro è quel che sto facendo adesso e continuerò a fare in futuro.
Un’altra cosa che avevo sottovalutato è la seguente: le persone che avrebbero maggiormente giovato da un simile videocorso erano anche le più difficili da raggiungere e convincere.
Qui servirebbe un luuuuuuuungo approfondimento per spiegare al meglio il tutto e magari un giorno lo farò anche, perché sarebbe un ottimo contenuto formativo.
Per ora mi limito a dire due cose:
- Non lo metto come qualcosa che è andato “male” perché ovviamente aumentava la complessità del tutto ma non rendeva impossibile l’operazione
- Avrei dovuto dare maggior peso ad alcuni colloqui che avevo fatto con persone che chiedevano il mio aiuto. Se dopo un’ora di discorsi non li hai convinti del fatto che il trucchetto magico (come la foto “giusta” su LinkedIn o la mail “giusta” da contattare) non esiste, allora vuol dire che serve una luuuuunga fase educativa
Volendo potrei allungare l’elenco con varie questioni tecniche (piattaforma, formati…) ma sono probabilmente ben poco interessanti e – come dicevo all’inizio – è molto raro che quelli siano i veri problemi.
Cosa è andato male
La risposta potrebbe stare in due sole lettere: io.
Io sono andato male.
Cerco di spiegarmi al meglio che posso, perché questa è la parte più utile di tutto il discorso.
Sono cascato in una sorta di circolo vizioso di paura e insicurezza.
Quindi meno parlavo del videocorso e meno ne volevo parlare.
Ci pensavo fin troppo, a volte anche a notte fonda, ma facevo una grande fatica ad agire e trovavo anche sempre qualche giustificazione.
Diciamo che era facile trovarle visto che faccio tantissime attività differenti. Per cui c’era sempre il “eh ma adesso devo andare a lezione”, “eh ma adesso devo scrivere quell’articolo”, “eh ma adesso dobbiamo organizzare l’evento”…
Tutto vero, eh. E aggiungo che effettivamente avere così tanti fronti aperti non è facile e il multitasking è molto faticoso. Ma dopo un po’ capisci anche che te la stai solo raccontando, se dai sempre priorità ad altro.
Ma perché è successo tutto questo?
Ci ho riflettuto il più possibile e mi sono dato diverse risposte. Su un paio di punti sarò un pochino vago perché sono questioni personali.
Un primo aspetto su cui mi sono reso conto di essermi incagliato era la questione monetaria.
Costo della piattaforma, tasse fisse che paghi (a prescindere da quel che incassi) e tutta un’altra serie di cose.
Per cui stavo evitando tutta un’altra serie di investimenti che invece avrei dovuto fare, restando bloccato a metà.
Ovviamente qualunque persona che ha aperto una srl o ha avviato un’attività mi dirà “beh è il rischio di impresa, bello mio”. E ha ragione. Tuttavia questo aspetto era intrecciato a molti altri.
Un altro punto anche più importante è che stavo uscendo dalla mia zona di comfort.
Ciascuno ha la sua, che dipende molto dall’attitudine ma anche dall’abitudine.
Io per esempio non ho alcun problema a parlare dal vivo. Anche se sono su un palco davanti a un gran numero di persone. Resterei tranquillo anche se qualcuno mi dicesse di improvvisare. Perché ormai sono anni che faccio lezioni, convegni, incontri pubblici e dintorni.
Ma quando per esempio aprii il canale YouTube non era la stessa cosa. Ho rimandato per un sacco di tempo perché non mi sentivo altrettanto bene a parlare davanti a una telecamera. Perché ero abituato a vedere le reazioni del pubblico, così puoi capire se li stai perdendo, se conviene cambiare discorso…

Ora mi diverto molto a fare i video per YouTube e di recente ho iniziato anche con le live, ma c’è voluto un po’ di tempo.
E qui coi videocorsi stavo entrando un’altra volta in un terreno ignoto.
Poi, aggiungiamo anche che io faccio spesso fatica quando devo farmi avanti per proporre qualcosa di mio o anche solo per contattare delle persone. Tra paura di dar fastidio, sindrome dell’impostore e non so cos’altro.
Qualche anno fa ho passato dei mesi molto difficili che hanno peggiorato la cosa, ma un po’ è sempre stato il mio carattere. Che entro una certa soglia è positivo, perché eviti di essere arrogante, sei portato a migliorarti e ti eviti qualche casino e litigio.
Ma se questa cosa ti blocca allora diventa un grosso problema. Soprattutto se hai un prodotto che non si vende da solo e che devi promuovere attivamente.
Inutile nasconderlo, ci sono persone che si fanno molti meno problemi di me in tal senso. A volte sono ottimi professionisti. A volte sono fuffari.
Come risultato di tutto questo (e di varie altre questioni però più o meno riconducibili a quanto detto fin qui) che è saltato fuori?
Ho promosso pochissimo e male il corso.
Quando l’ho fatto è stato controvoglia, sempre con grande difficoltà, per cui anche con una marea di altri sbagli.
Quindi ci sono state poche vendite, del tutto insufficienti per coprire le spese. Figurarsi il guadagno.
In compenso ho passato qualche mese con questo tarlo che continuava a rodermi. Mi sono svegliato in più di un’occasione chiedendomi se conveniva semplicemente chiudere tutto, perdere i soldi e accettare la sconfitta.
Ma “perdere” senza averci nemmeno provato seriamente mi faceva stare ancora peggio.
Che cosa ho fatto allora?
A un certo punto ho deciso di reagire.
Ed era meglio farlo ripartendo da zero.
Un po’ come quando giochi Ira di Dio in Magic e distruggi tutte le creature in campo.

Ho creato un altro videocorso: Alchimia del gioco.
Vi riassumo tutto il ragionamento che c’è dietro: corso base che tiene insieme creatività e marketing, per chi vuole creare e commercializzare giochi e non ha il tempo o le risorse per un corso accademico completo di 1-3 anni.

Alla fine avevo fatto anche più cose in merito rispetto al mondo del lavoro. Anni di insegnamento universitario di Marketing per i media e le industrie creative. Corsi di formazione per docenti delle scuole sulla progettazione di giochi. Consulenze private anche in settori non convenzionali (nicchie strane, edugames, advegames…). E molto altro ancora.
Il videocorso è disponibile da un paio di settimane.
Sono partito subito con molta più decisione, sebbene sia comunque lontano da quello che dovrebbe essere l’ottica ideale di un lancio, ma alla fine tutte queste attività sono maratone e non sprint. La “vittoria” la vedi sul lungo periodo.
Stanno comunque uscendo pure degli sbagli, a volte perché vado a testare delle cose, a volte semplicemente per degli errori. E visto che si parla anche di sponsorizzate sono sbagli che “costano”, ma non è un problema.
Perché mi sono reso conto fin da subito che la situazione è diversa. L’interesse è diverso. Le vendite un po’ alla volta arrivano.
Ok, è un altro prodotto. Ma sono soprattutto io a essere (almeno un pochino) un altro.
Tra le tante cose che ho fatto in questi ultimi mesi, oltre a (ri)studiare di tutto, sono andato a farmi dare un bel po’ di scossoni da gente che è riuscita a smuovermi.
E intanto ho anche sentito e risentito le storie di tante persone che, prima di portare a termine qualcosa che ora funziona alla grande, hanno passato mesi (a volte anni) di crisi nera.
Conosco direttamente anche persone a cui è andata subito bene. Ma se penso solo a loro la situazione non migliora.
Io stesso ho dovuto provare e riprovare con tante cose. Anche al dottorato la prima volta arrivai primo dei NON presi. Però col tempo uno tende a dimenticarsi di quel che ha già superato.
Non entro più di così nel dettaglio sul lavoro che ho fatto su di me e che continuo a fare (e sarà ancora molto lungo). Sia con professionisti, sia con conoscenti, sia con motivatori e sia anche per conto mio.

Quel che posso dire è che tante altre persone hanno già vissuto qualcosa di simile ed è uno di quei “fondamentali” che dicevo all’inizio.
Se non ci credi tu, in te stesso e in quel che proponi, perché dovrebbero farlo gli altri?
Uscendo dal mio caso specifico, un altro dei “fondamentali” su cui ho visto cadere in tantissimi è capire realmente a chi ti stai rivolgendo. Però questo magari ce lo teniamo per un’altra volta.
Ah, l’altro videocorso è tutt’ora in vendita, ma lo tengo appunto come prodotto secondario da proporre in casi specifici e mirati.
ps: qualche mese fa avevo anche fatto una sorta di “curriculum degli insuccessi”. Lì ero stato molto più sul generico anche perché in alcuni casi erano progetti che non riguardavano solo me. Comunque se volete darci un occhio lo trovate qui.
Se invece volete approfondire quello che faccio vi rimando alla home page di questo sito.