Deep di The Boys, per il modo con cui si è concluso il suo percorso nell’ultimo episodio della serie, mi ha fatto ripensare a don Rodrigo. Non quello dei Promessi sposi, ma quello del Fermo e Lucia.

È quello di cui andremo a parlare nella parte finale di questo contributo. Prima, volevo indicare un paio di premesse. Qui si parlerà dell’arco narrativo – totalmente incompiuto, morto sul nascere – di Deep. E mi rendo conto che non sia certo solo questo a muovere i personaggi, in una serie commerciale come questa. Non c’è solo lo storytelling, fatto bene o male, non c’è solo la narratologia.

The Deep
The Deep in tutto il suo splendore

Ci sono simpatie personali. Alcuni personaggi sono odiati da chi dirige la serie e non hanno fatto nulla per nasconderlo. Ci sono percorsi che sembrano talvolta indirizzati più da indici di gradimento e possibilità di sequel o prequel che dalla costruzione di un vero arco narrativo. Ma verrebbe anche da dire che queste sono le regole del gioco, quando ci si trova davanti a una produzione come questa.

Tuttavia, almeno un’opportunità di redenzione viene fornita a tutti. In tal senso, The Boys è incredibilmente “manzoniano”. Non perché i suoi sceneggiatori abbiano letto I promessi sposi. Probabilmente sanno a malapena dell’esistenza di questo classico della letteratura italiana, ma come possibilità di salvezza c’è lo stesso approccio. Ogni personaggio ha almeno una possibilità di cambiare rotta, sta poi a lui (o a lei) decidere se sfruttarla.

Deep e Starlight
Deep e Starlight, se fossero amici

La direzione seguita con qualche personaggio è un po’ confusa, come nel caso di Soldier Boy. Sembra che gli sceneggiatori stessi non sapessero bene cosa dover fare con lui, forse anche per via della sua esplosiva popolarità, superiore alle aspettative. Con altre serie si sono trovati ben più nei guai, certo. Giusto per fare un esempio, La Casa de Papel (La Casa di Carta) con Berlino, che muore da eroe al termine della seconda stagione, quando si sarebbe dovuta chiudere la serie. Il successo del prodotto porta alla necessità di un proseguimento, ma ormai l’amatissimo Berlino lo hanno eliminato, in modo incontrovertibile, in una serie dove non ci sono magie o tecnologie futuristiche che possano giustificare una sua resurrezione. Per cui si “accontentano” di infilarlo in un gran numero di flashback e di dedicargli uno spin-off.

Con Soldier Boy è andata un po’ meglio, visto che al termine della terza stagione è ancora vivo e in attesa di essere letteralmente scongelato casomai ci fosse ancora bisogno di lui per portare avanti la storia. Nel suo caso, il problema è più di natura morale. Online si trovano parecchi commenti (in larga parte statunitensi) che esprimono questa perplessità: se Soldier Boy è stato (probabilmente è tutt’ora) un razzista con una mentalità d’altri tempi, perché dovrebbe potersi redimere?

Una posizione ben poco sensata, ragionando sul possibile arco di trasformazione di un personaggio. Per prima cosa, è incredibilmente (e selettivamente) manichea: un personaggio percepito come “malvagio” per certe sue azioni o pensieri deve rimanere tale. Non può cambiare. Ma soprattutto ci si dimentica che il pentimento e il perdono sono due cose completamente diverse. MM non è tenuto a perdonare Soldier Boy, che gli ha ucciso la famiglia durante un’operazione eccessivamente brutale. Ma nemmeno Hughie è tenuto a perdonare A-Train. Eppure quest’ultimo supereroe ha vissuto un progressivo percorso di redenzione e pentimento, attraverso le ultime stagioni della serie.

Piegarsi alle argomentazioni che predominano online sembra quindi una resa, oltre che una posizione alquanto manichea. Tornando al caso specifico di Deep, dire che non si sarebbe potuto redimere in quanto “imperdonabile” sta mancando il punto della questione. Esiste una redenzione senza perdono. Esiste anche il caso opposto peraltro, visto che uno potrebbe perdonare anche chi non si è redento. E in ogni caso – a dispetto di tutte le teorie online – nel finale della serie Starlight non è intenzionata a uccidere Deep e potrebbe persino perdonarlo, o almeno lasciarlo andare per la sua strada. Se Homelander lo considera fin troppo patetico per ucciderlo, Starlight sembra riconoscere Deep come una vittima della sua stessa stupidità e arroganza. Se solo Deep si fermasse un istante a riflettere, potrebbe aver salva la vita, ma non riesce a farlo, accecato dall’odio.

Deep è un personaggio tragicamente umano, proprio in vista della sua stupidità. O meglio, del mancato riconoscimento della sua stupidità. Quante persone vivono la stessa situazione di Deep? Quanti sono sempre pronti ad accusare gli altri, sui social, di essere analfabeti funzionali, mostrando la pagliuzza nell’occhio altrui senza considerare la trave nel proprio? Quante volte al bar si incontrano persone convinte di aver capito tutto della vita?

A volte, queste persone hanno successo. Magari perché si trovano nel posto giusto al momento giusto. E finché sono sulla cresta dell’onda si reputano gli unici artefici del loro successo. Quando poi le cose vanno male, ecco che la colpa è sempre degli altri. È il sistema, è il governo, è la Starlight di turno, è qualsiasi cosa. Alcuni si lamentano senza far nulla, perché in fondo si crogiolano nel loro mugugnare continuo. Altri, come Deep, iniziano a prendere scelte sempre più stupide per riconquistare ciò che hanno perduto. Potete leggere nella sua parabola il percorso di tante “meteore” della televisione e dei social.

C’è un film italiano di qualche anno fa – Reality (2012) di Matteo Garrone – che ha raccontato molto bene questo dramma umano: l’autodistruzione di un uomo mediocre che insegue il successo. Reality parla di Luciano, un pescivendolo di Napoli che vive di espedienti e che ogni tanto si dedica a piccoli spettacoli, sfruttando la sua vena comica. I figli gli propongono di proporsi per il Grande Fratello e Luciano supera la primissima selezione.

Da quel momento scivola progressivamente in un vortice di paranoia, in cui si convince di essere costantemente osservato e messo alla prova, per vedere se è davvero meritevole di entrare nello show. Come dissero più o meno tutti i commentatori, all’uscita del film, Reality non è tanto una storia sul Grande Fratello, che viene usato come pretesto per raccontare un dramma ben più universale: è la visione paranoica della realtà di chi – senza particolare talento – si convince di essere destinato al successo.

Reality
Un fotogramma di Reality

Il pensiero fisso di Deep è rientrare nel “suo” Grande Fratello: la torre di Vought e i Sette. E quando ci riesce, si impegna per non esserne nuovamente cacciato fuori. Tutta la sua vita è in funzione di quello, ma non solo: ogni cosa che accade viene vista come un segno, soprattutto quando arriva da Homelander. Ma i segni devono essere correttamente decodificati e Deep non ha le qualità per riuscirci.

Ma a ben vedere il percorso di Deep è anche più strutturato e, in questa sua perpetua ricerca, finisce per bruciarsi ogni possibilità di redenzione e per sprofondare sempre più in un abisso (è davvero il caso di dirlo) di crudeltà e disperazione.

La non evoluzione di Deep

Almeno all’inizio del suo arco narrativo, Deep non è comunque privo di qualità. E non si sta parlando dei suoi poteri o di quel che ha studiato come tanti altri supereroi (recitazione, canto…). Si sta parlando del suo legame con la vita marina. È ovviamente un individuo orribile, oltre che mediocre, ma almeno verso i suoi amici (e a volte amanti) acquatici sembra mostrare un genuino affetto e interesse. Come se fosse un disadattato incapace di vivere tra i suoi simili, ma capace di sviluppare un legame più profondo con la natura.

Non è un caso che, in passato, alcuni ipotizzavano che l’evoluzione del suo personaggio lo avrebbe portato ad allontanarsi per sempre dalla terraferma, andandosene a vivere in mare. Un po’ Maschera di Innsmouth e un po’ Il richiamo della foresta (ma con l’oceano), in cui sarebbe diventato una sorta di spirito selvaggio delle profondità abissali. Certo, anche in quelle prime stagioni Deep finisce per uccidere molti dei suoi amici, ma non lo fa mai apposta. Il suo intento è nobile, come quando vuole liberare il delfino per riportarlo in mare aperto.

Qui Deep è ingenuamente stupido. Immaginando per un momento che la serie avesse seguito il fumetto (in cui sono altri supereroi a farselo succhiare da Starlight), Deep sarebbe stato un individuo mediocre come tanti altri, verso cui provare anche simpatia per i suoi sforzi. In quel caso, sarebbe stato una sorta di Homer Simpson coi superpoteri.

Più o meno tutti quanti hanno visto almeno qualche episodio dei Simpsons e sanno bene che Homer ha mille difetti: è pigro, ignorante, svogliato, oltre che una sorta di miracolato, che fa un lavoro per il quale non è minimamente qualificato. Eppure è in fondo un uomo buono, almeno nei confronti della sua famiglia si può dire che ha il cuore al posto giusto. Può fare tantissimi errori, causati dalla sua stupidità, ma in fondo gli si vuole bene.

Deep si è “bruciato” fin da subito questa possibile empatia nei suoi confronti, ma la situazione è destinata a peggiorare sempre di più, stagione dopo stagione.

Per prima cosa, c’è il momento in cui Deep inizia il suo redemption arc, che resterà tuttavia incompiuto. Si verifica quando lo buttano fuori dai Sette e lo spediscono a Sandusky. Qui raggiunge quello che sembra – in quel momento – il punto più basso della sua carriera. Viene ingannato e aggredito da una donna, che gli infila le dita nelle branchie (cosa imbarazzante e dolorosissima, per lui). Tenta di salvare un’aragosta ma fallisce miseramente. E infine vede il funerale di Translucent da un bar, scopre che lo hanno persino tagliato fuori dalle foto della squadra, si sbronza e inizia a disturbare la quieta pubblica in un parco acquatico. Tutto ciò senza il conforto di un amico fidato, senza prospettive future, senza nulla. Un supereroe fallito che ritorna alla quotidianità dopo aver assaggiato il potere e la gloria.

In termini narratologici, c’è stato quindi un incidente scatenante che ha spezzato la normalità della vita di Deep e lo ha gettato nella disperazione. In questa fase, Deep riceve l’aiuto di un potenziale mentore: il supereroe Eagle, che lo convince a unirsi a una chiesa che somiglia molto a Scientology, con la promessa che questo lo aiuterà a fare ritorno nei Sette. Ovviamente, Deep accetta, essendo questo il suo grande e unico desiderio nella vita.

Per una redenzione di Deep, questo sarebbe stato il momento migliore, magari spingendo sul contrasto tra ciò che John Truby (nel suo libro Anatomia di una storia) chiama Need e Desire. Il Desire è l’obiettivo esterno, dichiarato, di cui il personaggio è generalmente ben consapevole. Ma spesso sotto la superficie si muove un Need ben più profondo, che il protagonista ignora o rigetta. Ci sono storie in cui il Need è funzionale al raggiungimento del Desire.

Un esempio spesso citato è Alla ricerca di Nemo. L’obiettivo esterno è dichiarato fin dal titolo: bisogna ritrovare il piccolo Nemo. Ma durante l’impresa suo padre si rende conto di quello che è il suo Need più profondo: sviluppare un rapporto diverso, di maggior fiducia, col figlio. E questo cambiamento interno sarà anche quello che renderà possibile il raggiungimento del Desire. In altre storie, invece, il Desire viene abbandonato o non si riesce a raggiungerlo, ma il protagonista ha scoperto e soddisfatto il suo vero Need, per cui è comunque realizzato e contento.

Deep è una voragine di bisogni irrisolti e inascoltati che qui sarebbero potuti venire a galla. Sono anche in larga parte collegati tra di loro, per cui sarebbe bastato decidere quale mettere al centro, in un ipotetico percorso di redenzione: il suo rapporto con le donne, l’odio verso il suo stesso corpo, la paura di essere visto come uno stupido…

Ma non si verifica niente di tutto ciò. Dopo un po’ di rocambolesche vicissitudini, Deep torna a far parte dei Sette e torna a essere esattamente quello di prima.

Deep e don Rodrigo

Nel ripensare a quel punto della sua storia, mi è tornato in mente l’inizio del capitolo VII dei Promessi sposi, che si apre così: «La mattina seguente, don Rodrigo si destò don Rodrigo. L’apprensione che quel verrà un giorno gli aveva messa in corpo, era svanita del tutto, co’ sogni della notte; e gli rimaneva la rabbia sola, esacerbata anche dalla vergogna di quella debolezza passeggiera». Don Rodrigo, il malvagio e volgare signorotto locale, ha perso la sua opportunità di redenzione. Fra Cristoforo è venuto a parlare con lui e, almeno per un momento, le parole del frate hanno effettivamente turbato don Rodrigo, ma poi se ne va a dormire e al mattino dopo torna a essere quello di sempre. Un momento ben diverso dalla tormentata notte dell’Innominato, dopo il suo incontro con Lucia, che lo porterà invece a una profonda e sincera conversione.

Deep è un po’ come don Rodrigo. Più precisamente, è come don Rodrigo del Fermo e Lucia (la prima stesura del romanzo), rispetto a quello dei Promessi sposi. Ma su questo ci arriviamo tra un attimo. Deep rappresenta la mediocrità del potere, probabilmente più di ogni altro supereroe della serie. Mentre Homelander – almeno all’inizio – è inquietante, astuto e subdolo, Deep è l’uomo pesce, lo zimbello della squadra. Proprio come don Rodrigo, che è un potente mediocre, ben rappresentato dai due avvoltoi rinsecchiti fuori dal suo «palazzotto», ben diverso dall’Innominato col suo «castellaccio» e paragonato a un’aquila.

Don Rodrigo
Don Rodrigo

C’è però una differenza nella fine dei due, almeno per come muore don Rodrigo nei Promessi sposi, rispetto al Fermo e Lucia. Partiamo da Deep. Dopo essere tornato nei Sette, adotta comportamenti sempre più discutibili, rinnegando anche quei pochi punti fermi che lo avevano guidato, come il suo amore per le creature del mare. Fino alla fine, rimane refrattario a tutte le possibilità di ottenere una almeno parziale redenzione.

Dopo che i pesci gli hanno dichiarato guerra, potrebbe compiere un gesto eroico e tuffarsi a salvare l’uomo che sta annegando, ma preferisce scappare. Ma soprattutto c’è il momento di confronto con Starlight. Lei prova a farlo ragionare, lo chiama anche per nome, come se volesse parlare davvero a Kevin, senza tutte le maschere e le sovrastrutture che i supereroi di Vought si sono sempre portati addosso. Ma Deep non la ascolta e continua ad attaccarla con furia, finché Starlight lo spinge in acqua, dove Deep viene brutalmente ucciso dalle creature acquatiche.

La condanna morale è chiara. In una serie dove anche i buoni hanno ammazzato un numero considerevole di persone, forse a qualcuno è parso strano che non sia stata direttamente Starlight a ucciderlo. Sono le forze della natura a entrare in campo per punire il malvagio di turno. È come il fulmine che colpisce la Matrigna cattiva nel Biancaneve e i Sette Nani di Walt Disney. Il destino, il karma, Dio o qualsiasi altra forza esterna si voglia prendere in considerazione portano a compimento la punizione al posto dell’eroe o dell’eroina di turno.

Cosa che non avviene al don Rodrigo dei Promessi sposi. Nel capitolo XXXV, fra Cristoforo accompagna Renzo da un morente don Rodrigo, che si trova lì da quattro giorni, febbricitante e privo di coscienza. Ecco le parole di fra Cristoforo a Renzo, vale la pena riportarle: «Può esser gastigo, può esser misericordia. Il sentimento che tu proverai ora per quest’uomo che t’ha offeso, sì; lo stesso sentimento, il Dio, che tu pure hai offeso, avrà per te in quel giorno. Benedicilo, e sei benedetto. Da quattro giorni è qui come tu lo vedi, senza dar segno di sentimento. Forse il Signore è pronto a concedergli un’ora di ravvedimento; ma voleva esserne pregato da te: forse vuole che tu ne lo preghi con quella innocente; forse serba la grazia alla tua sola preghiera, alla preghiera d’un cuore afflitto e rassegnato. Forse la salvezza di quest’uomo e la tua dipende ora da te, da un tuo sentimento di perdono, di compassione… d’amore!”». A quel punto, lui e Renzo si mettono a pregare insieme per don Rodrigo. Renzo, che in tanti momenti avrebbe voluto ammazzare il signorotto per farsi giustizia, riesce invece a perdonarlo di cuore, nonostante tutto il male che ha subìto.

Don Rodrigo morente
Don Rodrigo in punto di morte

Questo lascia aperto uno spiraglio sulla salvezza dell’anima di don Rodrigo. Forse, in punto di morte, si è pentito per le sue azioni? Forse Dio ha voluto salvarlo, magari anche in vista del perdono di Renzo? Non c’è ovviamente modo di saperlo, ma la scena non trasmette l’idea di una condanna eterna e sicura.

Nel Fermo e Lucia, però, la morte di don Rodrigo era ben differente.

Don Rodrigo, consumato e delirante per il morbo, avanza verso Fermo, Lucia e fra Cristoforo mosso dall’ira, per vendicarsi. Riporto un pezzo del testo del Fermo e Lucia: «Quell’infelice da una capanna, posta lungo il viale, nella quale era stato gittato, e dove era rimasto tutti quei giorni languente e fuor di sè, aveva veduto passarsi davanti, Fermo, e poi il Padre Cristoforo; senza esser veduto da loro. Quella comparsa aveva suscitato nella sua mente sconvolta l’antico furore, e il desiderio della vendetta covato per tanto tempo, e insieme un certo spavento, e con questo ancora una smania di accertarsi, di afferrare distintamente con la vista quelle immagini odiose che le erano come sfumate dinanzi» (dal tomo quarto, capitolo IX).

Anche Deep continua a scagliarsi con odio contro Starlight, mosso dal suo «antico furore» e dal «desiderio della vendetta», convinto che la sua rovina sia causata dalla donna.

Nel Fermo e Lucia, don Rodrigo salta improvvisamente in groppa al cavallo di un monatto e si allontana: «dopo una breve corsa, egli s’abbattè presso ad un cavallo dei monatti che sciolto, con la cavezza pendente, e col capo a terra rodeva la sua profenda: il furibondo afferrò la cavezza, balzò su le schiene del cavallo, e percotendogli il collo, la testa, le orecchie coi pugni, la pancia con le calcagna, e spaventandolo con gli urli, lo fece muovere, e poi andare di tutta carriera. Un romore si levò all’intorno, un grido di «piglia, piglia»; altri fuggiva, altri accorreva per arrestare il cavallo; ma questo spinto dal demente, e spaventato da quei che tentavano di avvicinarglisi, s’inalberava, e scappava vie più verso il tempio» (tomo quarto, capitolo IX).

Don Rodrigo muore durante questa cavalcata, che evoca una condanna ben più netta nei suoi confronti. Ricorda la lunga tradizione delle cavalcate infernali e dei destrieri che trascinano agli inferi i peccatori. Sono quelle forze esterne che entrano in campo per punire i malvagi. Fra Cristoforo dice comunque di pregare per lui e per la sua anima, ma la scena ha un tenore ben differente e non lascia molti dubbi sulla dannazione eterna del signorotto.

Ecco, direi che la morte di Deep ha quella stessa sottolineatura morale. Una condanna nei suoi confronti, a opera di forze esterne, che lasciano pulite le mani dei “buoni”.